L’Epopea dell’Elefante dal Portogallo a Fucecchio

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Hystrio

La regista italo-gallese Firenza Guidi rinnova il suo consueto appuntamento d'estate con un evento teatrale nato da un suo laboratorio di performance a Fucecchio (suo luogo natale). Così, anima - come altre volte – quest'estate gli spazi della parte alta della cittadina toscana, che - vuoti e riattraversati dalla creazione teatrale – assumono un aspetto insieme surreale (tanto sono disabitati e desertici) e suggestivo.

L'evento di quest'anno prendeva le mosse dal Viaggio dell'elefante di Saramago, storia ambientata nel Cinquecento, con la vicenda di Salomone-Solomon, l'elefante che il re Joao del Portogallo e sue moglie regalano all'arciduca Massimiliano d'Austria: il pachiderma diventa quindi il protagonista di un lungo e faticoso itinerario, accompagnato da un corteo pittoresco, attraverso l'Europa (siamo nell'epoca della Riforma). In relatà, però, il libro è solo un pretesto, un punto di partenza: tutto si incentra sullo stupore, la meraviglia, l'eco di emozione legati alla bizzarra visione dell'esotico, gigantesco animale; o anche soltanto al parlare di lui, all'immaginarlo, al rapportarsi con la sua mirabolante figura e con la sua presenza. L'elefante diventa così – o dovrebbe diventare – simbolo di qualcos'altro, e la sua...apparizione finale ha veramente qualcosa di magico e di affascinante. Intorno a questo spunto letterario e narrativo, la Guidi crea uno dei suoi abituali performance-montage, più di altre volte coinvolgente sul piano idelae, e giovanile, trascinante nella sua festosa esuberanza, segnata spesso di ironia. Il lavoro predominante della regista resta quello sullo spazio, da un lato, e sulla fisicità degli attori-performers dall'altro: è un teatro, questo della Guidi, di corpi, di movimenti, un teatro quasi atletico, che non a caso trabocca nel frequente e per nulla improvvisato utilizzo di tecniche del circo. Un teatro fatto di evocazione (anche grazie alla scelta, poetica e d'effetto, delle musiche), ma anche e soprattutto di energia, di presenze; del collocarsi e agire degli interpreti nello spazio, sulle strutture scenografiche o semplicemente offrendosi alla vista e alla vicinanza del pubblico, disponendosi anche negli angoli delle piazzette o su scalinate lontane. Il tutto fra esplosioni di gesti anche violente e parentesi ginniche, divertite e gustate, diciamo così, fino in fondo dagli attori-performers.

Dove
HYSTRIO n° 4/2011
Autore
Francesco Tei