Romeo e Giulia
21 dicembre 2005
In centro a un tendone precario, a metà tra la fiera, il circo e il gazebo da feste mondane, sta un palco fatto a croce diviso da un muro di garza.
La garza divide il mondo dei Montecchi e Capuleti. Un mondo alimentato da odio succhiato con il latte materno e da violenza atavica. Sotto il palco a croce, un mondo sotterraneo fatto di passaggi segreti, oggetti dimenticati, vecchi giocattoli.
È un sottomondo urbano, bistrattato, sotterraneo. Un mondo trash. Un mondo fatto a strati come i vestiti trash dei performer. Le domande sono le stesse: si muore ancora per amore? Esiste l'amore eterno? L'amore che dura? Si vive per amare l'amore che dura? To love the love that lasts?
Insomma, il vero amore esiste ancora, nascosto per le strade, in mezzo ai palazzi e al cemento, innocente e vulnerabile come lo ha raccontato Shakespeare quattrocento anni fa.
Romeo e Giulietta perché oggi più che mai c'è bisogno di parlare di amore, non l'amore rarefatto e idealizzato della tragedia inglese, bensì un amore tangibile, reale, anche se non meno profondo e vero.
Per ottenere un impatto contemporaneo ho contaminato il modello ritoccato zeffirelliano attraverso lo sfondo trash ed urbano, uno stile che in questo momento mi affascina. I numerosi Romeo e Giulia sulla scena indosseranno abiti a strati sgargianti di ispirazione "manga", i fumetti giapponesi che nel Sol Levante hanno dato vita ad un vero e proprio stile di abbigliamento completamente fuori dagli schemi, fresco e infantile ma sempre audace.
Il testo sarà ampiamente rielaborato per renderlo più consono all'ambientazione urbana, mentre le musiche saranno in parte tratte dal repertorio del gruppo Antony and the Johnsons, sublime e sentimentale. Al centro di una scena cangiante – due sedie a dondolo, opposte come opposti erano Montecchi e Capuleti, icone di una tradizione trasfigurata perché oggetti familiari non più atti a cullare, ma sinistri nel loro costante movimento, come purtroppo è sinistra la fine della vicenda narrata. Lo spettacolo lascia lo spettatore con un dubbio e una riflessione: che l'amore sia un destino e un siero così potente da sconfiggere anche i fantasmi della morte. Contro una società che attraverso i media ha reso questo sentimento falso, banale, stereotipato, degradandolo ad oggetto di certi programmi tv, l'Amore per cui si può morire è ancora vivo, puro e 'vero' perché non perfetto, reso concreto dalla vulnerabilità degli amanti, che scelgono di donarsi ed aprirsi completamente l'uno all'altro senza paura di poter essere feriti, proprio come Romeo e Giulietta.